Qui la prova della bravissima Pinella. E
qui su Coquinaria una tavola rotonda su questi biscotti.
Le voci di su concordu che invadono le stradine intorno a noi, ci guidano verso la Cortes successiva, dove si sta esibendo per il numeroso pubblico un giovanissimo quartetto. Una montagna di castagne ci riempie gli occhi all'ingresso della casa, e già sappiamo come finirà la nostra giornata: assaporeremo le caldarroste alla luce del tramonto prima di rimetterci in viaggio verso casa. Sembra un finale perfetto.
una carriola stracolma di castagne Arriviamo poi in via Lamarmora, a
Casa Pipiolu -se ben ricordo- dove ci aspettano tanti barattolini e barattoloni di miele di produzione locale. Sistemati lì tutti in fila, sembra che stiano aspettando solo di essere assaggiati. E noi, tra un bicchierino di vino e un biscottino, non manchiamo di farlo. Miele di castagno, di eucalipto, di
corbezzolo (da piccola i nonni mi portavano a raccogliere questi frutti), ce n'è per tutti i gusti. Ce n'è anche un altro tipo, che io ho deciso poi di portarmi a casa, l'
Abbattu (chiamato
Abbamele nel Logudoro). Non ricordo di averlo mai assaggiato prima.
miele per tutti i gusti - a sinistra l'abbattu E' un decotto a base di miele, con una consistenza più liquida, e di colore scuro. Ha un sapore similissimo alla sapa e mi hanno consigliato di usarlo al posto di quella per preparare il
pan'e sapa o le
pabassinas, due dolci tipici sardi, legati alla ricorrenza dei santi e a tutta la stagione fredda. Seguirò il consiglio, e infatti ho già chiesto a mia madre di mettermi in contatto con una sua amica di Monserrato (vicino Cagliari) che prepara dolci isolani fin da bambina. Anna è gentilissima e l'ultima volta che ci siamo sentite mi ha anche lasciato un video sulla preparazione delle
pardulas. Meglio di così!
Proseguiamo la passeggiata e dopo esserci persi -grazie alla nostra guida che ha bevuto troppo vino e mangiato troppo pochi biscotti :P- giungiamo a Sa domo Tia G. Mattu. Qui incontriamo l'Associazione Proloco di Fonni che si occupa di far rivivere
il costume locale. Ho dimenticato di chiedere
se ballano, ma penso lo facciano.

su vardellìnu 
su brathàllu Su brathàllu è uno dei costumi tradizionali di Fonni, quello oggi più diffuso nelle manifestazioni folkloristiche. Diversamente da altri costumi sardi non ha avuto bisogno di una ricerca storica per essere
ritrovato perchè ha costituito l'abbigliamento quotidiano dei fonnesi fino ai primi del Novecento. E' sempre ornato di bottoni e spille d'oro, ed è costituito da
sa amissèdda, una sottogonna in orbace color rosso ciliegia;
sa veste appethàda, una gonna di panno rosso finemente plissettata;
sa amissa, una camicia di tela bianca ricamata a mano sopra la quale si porta
su cipòne, un corpetto in panno rosso, velluto e broccato;
su saucciu, grembiule a forma triangolare ricamato in seta;
su mucadore, il copricapo di seta o tibè, ricamato a mano. E' un costume che in passato veniva usato dalle signore di estrazione sociale più alta o nobili, come anche
su vardellìnu.
E' vero che non è più tanto comune vedere per le strade dei paesi della Sardegna donne e uomini che vestano quotidianamente gli antichi abiti tradizionali locali, ma non è neanche tanto raro. In alcuni paesi la tradizione è ancora viva, specialmente in occasione della messa domenicale o delle feste religiose. Per dirvi, a Fonni proprio domenica scorsa abbiamo notato che tutte le anziane che recitavano il rosario alla Basilica della Madonna dei Martiri indossavano il costume tradizionale -quello nero, ovvio-. C'è la voglia di non perdere le radici, e si vede. Ed è da questa voglia -credo- che nasce il lavoro di
rievocazione di tante Assocazioni sarde, come questa di Fonni.
Continua...